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Un luogo in cui il cielo incontri la terra e viceversa ... con un po' di poesia
27 agosto 2014
ONDE INTERIORI
Non si guarisce mai da cio'  che ci manca, ci si adatta, ci si racconta altre verita'. Si convive con sé stessi, con la nostalgia della vita. Per non soffrire... 




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16 aprile 2012
IL PESO DELLA MEMORIA "15 Agosto 1978"
 



“Caro figliolo me ne sono andato, non ho potuto fare altrimenti, il male mi ha catturato, ma resterò sempre nel tuo immenso cuore e mi raccomando di vivere sempre nella trasparenza più assoluta”… Moltissimi anni sono passati da quando la sabbia gli scivolò addosso come una carezza, da quando soltanto un obelisco restò a rappresentare il suo aspetto fisico. “Marco a mano a mano che crescerai scoprirai che la vita è fatta di incontri, conoscenze e separazioni”. Lo so padre mio, ma le separazioni sono la cosa più amara e difficile da accettare, soprattutto se amiamo. Separarsi vuol dire che dopo non sarà mai più come prima, che qualcosa è uscito dalla nostra vita, che un pezzettino di noi ci è stato tolto e non potrà mai più essere rimesso al suo posto”. “ Quando parlo di vivere, figliolo, intendo la capacità di vedere e sentire, ridere e piangere. Lo so che tu hai soltanto voglia di piangere, di non esistere; ma hai visto come le cose invecchiano, si consumano e vanno in pezzi? Tutti abbiamo nel petto un cuore che batte, anche se sono soltanto un obelisco di marmo grigio. L’importante è godersi la vita finché siamo vivi, senza aver paura di morire, senza aver paura di soffrire, senza aver paura di sbagliare. La morte è la separazione finale, Marco, la più dura da accettare perché è per sempre. Devi comprendere la mia morte impedendo che ti amareggi l’esistenza, e voglio che tu mi prometta che sarai un vero uomo e… “ Ma cosa significa essere un vero uomo, cosa significa essere forti?” “Significa che un Amore non diventi un àncora, devi ricominciare daccapo, ma non da zero. Devi ricominciare con tutte le cose che hai imparato finora. Principi di Amore, di guida, di sostegno, di guarigione; tutti lavorano per te, anche adesso”.




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21 febbraio 2011
MANCANZE
 


La nostalgia, un'emozione che si manifesta dal "di dentro", che talvolta pervade in uno stato di perenne frustrazione, di ricerca che ci fa sentire il vuoto, qualcosa che somiglia ad un'amputazione, una menomazione che è talmente forte da star male nell'anima, quasi come una incompletezza che fa sprofondare negli abissi di desiderio inconfessato, quasi un ritorno per qualcosa o qualcuno di cui non conosciamo neppure la ragione della sofferenza. La vita è un continuo movimento, una perenne corsa verso destinazioni ignote, verso destini che intuiamo precari e rischiosi, perciò la nostalgia ci appartiene, in quanto incompletezza di una vita passata di cui non abbiamo sensazioni precise, dettagli certi. Il desiderio ci prende l'anima e ci fa intensamente desiderare un ritorno, che sarà impossibile, perché noi non saremo mai in grado di essere nello spirito quelli che eravamo in quel preciso momento. Quella che Baudelaire chiama “nostalgia di un paese sconosciuto” è proprio quella vaghezza, quel disarmo spirituale, quel pensiero incompiuto di qualcosa che vorremmo possedere e che, invece, ci lascia, ci abbandona ad un senso di vuoto, o anche di "saudade" che trasforma in desiderio il tempo, qualunque esso sia del nostro esilio. Ci manca un ritorno, ci manca l'altra metà della mela per essere completi, rimpiangendo sempre quel ritorno che non avverrà, quella parte di noi che è chiusa in un sacello abissale, senza possibilità di recuperi, senza appartenenza, senza asilo, poiché resta impigliata all'anima, senza essere in grado di spiccare più il volo, senza apertura alare verso il passato che non torna e che ci depaupera da qualunque stagione di bellezza, di compiutezza, di meraviglia, e l'amaritudine che abbiamo verso la luce che scompare al nostro orizzonte, per cui se ci voltiamo indietro rischiamo di trovare le tenebre e questa è l'afflizione, poiché ne intuiamo l'assenza, lo scacco, la perdita...








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13 ottobre 2010
IL LIMITE ONTOLOGICO

 

 

Il limite ontologico è dato dall’impossibilità di essere felici: la natura genera nell’uomo una tensione irrefrenabile verso la felicità, un anelito costante al piacere, ma la felicità è irraggiungibile, giacché, in quanto tale, deve essere infinita e pienamente appagante; di conseguenza la ricerca di essa conduce inevitabilmente ad una finita e concreta infelicità. I piaceri momentanei che si provano nella vita non sono altro che una tregua relativa e passeggera dell’infelicità.

 

 




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12 giugno 2010
L'ALBERO DELLA VITA

L'albero della Vita ha radici profonde,  si protendono spasmodicamente verso terra, e al raggiungimento di essa si trasformano in un nuovo tronco che sostiene e ridà linfa allo stesso, unico albero che la pioggia non dimentica neppure quando il sole arde.



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18 maggio 2010
AWAY


A te Ilaria,  
con la consapevolezza  dell'essere e non del divenire.
Tu che non sei come gli altri sono, ma sarai come gli altri furono:
polvere alla ricerca di un rimpasto,  anima alla ricerca del proprio eguale.
 




La vita è fatta di cose semplici,

si annoda,
si spezza,
si ricompone...
è tremante,
ha paura,
ti fa sorridere.
ti fa piangere,
ti accende,
ti spegne,
ti fa peccare,
ti fa amare nuovamente
dandoti speranza nel domani...






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21 settembre 2009
GUARDA DENTRO DI TE
 


Caro Antonio, dobbiamo usare le nostre sofferenze per arrivare al fondo di queste, difficilmente esiste una strada diretta e senza ostacoli al proprio cuore: dobbiamo scavare nel nostro profondo, perché quello che cerchiamo siamo noi ed è dentro di noi, e non c'è migliore maestro di colui che ascolta la sofferenza dell'anima propria. Il fuoco si può trasformare in fiammella ma che è proprio la luce di quella fiammella che è il faro di ogni notte della vita.





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14 settembre 2009
L'ARMADIO DEI RICORDI




Caro Antonio, ricordo benissimo di quando ti riempivo di mix di canzoni, brani che hanno ubriacato la nostra vita di quel periodo nel quale abbiamo avuto perdite premature, sbronzi di solitudine in cui sentivamo brutalmente la perdita di pezzi di noi. Ma nonostante tutto siamo cresciuti ed abbiamo raggiunto un po' di felicità attraverso quelle ansie che talvolta tornano a farsi vive...






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sentimenti
1 luglio 2009
(IN)SEGUI LA VITA

 

Una porzione di luna sembrava specchiarsi sul tetto ed il vento agitava le fronde del cedro del libano i cui i rami sembravano braccia  pronte a penetrare dentro i suoi interstizi. Si nascondeva sotto le lenzuola spaventata dai cambiamenti, anche lievi, che avvenivano dentro di lei. Si sporgeva per osservare i particolari che scorgevano nei suoi pensieri, nei rumori e nei volti prigionieri della sua mente incompiuta. Il profumo del vento portava al suo naso l’odore dolciastro ed il sentore di foglie bagnate la risvegliò dal sonno, catatonico, in cui ogni sera piombava dopo aver assunto una mix di narcotici. Sdraiata sull’incoscienza dei suoi sogni inariditi, rivolse il verde dell’iride verso il fascio luminoso che ridestò la mente dal deserto in cui era nuovamente precipitata. L’alba conquistava lo spazio notturno e scacciava le tenebre, invadendone la casa e la testa. La fatica del giorno iniziava per lei nell’attimo stesso in cui spostava la coperta dal corpo allungato. Doveva alzarsi, ormai il sonno era andato via, camminò indecisa calpestando leggera il parquet come incidesse nel rovere le sue orme striscianti, destinate a mutare nel tempo, un po’ come accade ai pensieri che cambiano forma, insinuandosi furtivi  e talvolta  ingannandola. Un nuovo giorno la stava aspettando…  nella speranza che fosse finalmente fulgido.



                                           




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sentimenti
3 gennaio 2009
LA TERAPIA DEL SORRISO
 




Ad una bambina meravigliosa alla quale ho regalato sorrisi e lamponi...






Avete mai provato ad entrare in un ospedale pediatrico nel reparto terminale vestito da clown? L’incontro con queste stelle è stato davvero unico, uno di quegli incontri che ti fanno amare la vita e grazie ai quali penso che, nonostante gli inevitabili momenti bui, i problemi, le amarezze presenti nelle nostre esistenze, la vita possa essere davvero considerata meravigliosa. Sguardi che improvvisamente si aprono in un sorriso che ti fa comprendere che stai compiendo un gesto che li renderà felici, in quello che sarà per alcuni di loro, il percorso di una breve vita.
Sono passati molti anni da quando il medico statunitense Patch Adams si fece pioniere della “terapia del sorriso” decidendo di “fare il clown” con i propri malati, una pratica che ha dimostrato come le emozioni possano migliorare la qualità della vita del malato, alleviarne le sofferenze ed anche favorendone la guarigione. La presenza di “clown-dottori”, appositamente formati, sembra pertanto destinata a stabilizzarsi nelle corsie degli ospedali, un punto della situazione su quanto si è recentemente sperimentato in molti ospedali italiani a proposito dell'importanza di portare un sorriso ad un malato. Provate anche voi ad illuminare di mille colori la loro triste giornata.




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27 dicembre 2008
ATTIMI DI VITA
 




Fai cosa ti dice il cuore... ciò che vuoi... una vita è un'opera di teatro  che non ha prove iniziali.

Charlie Chaplin


Mi sono svegliato presto, e tirando su l'avvolgibile ho scoperto una città ancora sopita, in un silenzio come se tutto fosse ancora in standby. Spero che non sia una di quelle giornate indecise nelle quali cominci mille cose e non ne porti una a termine. Con le mani tengo una tazza di infuso al lampone, ho schiacciato play e ho lasciato che le note di Ludovico Einaudi invadessero la stanza, che le vibrazioni si diffondessero in tutto il mio corpo. Una melodia che smuove sentimenti, pensieri lontani che riaffiorano in queste feste natalizie. Scendono nuovamente alcune lacrime lungo le guance, ma so che non mi devo preoccupare, perché tutto questo fa parte della vita.





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17 novembre 2008
GLI SPECCHI DELLA VITA

 



Come resistere alla tentazione di piegare alle nostre aspettative quello che viviamo, imprigionandoci tra il sogno e la frustrazione? Non so, forse semplicemente sospendendoci, stando a vedere e forse anche limitando quella scrupolosa osservazione delle nostre reazioni, emozioni e sensazioni. Ben saprete che osservare significa sempre interagire, mutare qualcosa. Esiste un confine tra la vigilanza e lo spionaggio emotivo (di sè). Qualcuno sostiene che viviamo gli altri come specchi di noi, e che ogni consiglio, protesta diretta all'esterno tocchi in realtà un irrisolto della nostra intimità. Estremizzando con sicumera le nostre posizioni si scoprono (e si fanno scoprire) interessanti dettagli.

E' un esercizio interessante, non trovate?
 

LAURA




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11 gennaio 2008
SOLITUDINI
 





La solitudine attraversa silenziosa: adolescenti, uomini, donne e anziani.

Presenze asfissianti e assenze che ti lasciano senza fiato…


Troppo spesso la solitudine viene considerata un tarlo nella società contemporanea con isolamento, assenza di affetti, di un sostegno mentale e disadattamento. Quindi una condizione inadatta all'uomo che, come diceva Aristotele, è un "animale sociale". Esiste la solitudine dell'anziano abbandonato, che non ha le risorse economiche o psicologiche per farcela da solo, che non ha più progetti, oppure è d'intralcio familiare. Esiste la solitudine del giovane che non trova ascolto all'interno della famiglia e non riesce ad adeguarsi alle prospettive di un futuro incerto, finendo nel mondo subdolo dell’anoressia e bulimia o ancor peggio in quello della droga. C’è quella della donna, relegata in un ruolo che non riconosce come proprio, prigioniera di pregiudizi e di consuetudini ormai estranee al suo modo di essere. Ci può essere la solitudine del lavoratore estromesso precocemente dal mondo produttivo, il quale non trovando solidarietà nella società in cui vive, e non sentendosi più utile, si colpevolizza così ingiustamente. Ma paradossalmente la solitudine può essere anche una meravigliosa opportunità di sviluppo e di benessere interiore, occasione preziosa da sfruttare.




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11 novembre 2007
A MIA FIGLIA (percorso difficile)
 





Ogni volta che ne hai la possibilità, fermati ed ascolta il mondo attorno a te. Dopo aver ascoltato i suoni, percepito gli odori, osserva e analizza il paesaggio, il cielo e le persone. Non limitarti a guardare le loro azioni, prova ad andare oltre, scruta i gesti, osserva gli sguardi, i movimenti, le espressioni del viso, i colori della pelle. Scruta le mani i loro volti e se puoi, perditi nei loro occhi. Scoprirai così che nulla è più spettacolare dell'essere umano, compiuto ma incompleto. Dicotomia tra ciò che percepisci ed impalpabile essenza dell'anima. Scoprirai, figlia mia, che ci sono infiniti tipi di persone, tutte uniche, alcune bellissime, altre talmente afflitte da se stesse da sembrare orribili, ma sempre e comunque affascinanti. E anche quando ti sentirai sola con il tuo corpo, la tua mente e la tua anima, sarai bellissima e incredibilmente seducente. Se avrai la pazienza di osservare e il desiderio di conoscere, imparerai ad amare e niente ti sarà mai precluso. E se amerai sarai felice.




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29 settembre 2007
BUON COMPLEANNO ILARIA


 


 

Quella mattina del 30 settembre 1994 non è poi così lontana, è sempre li davanti ai miei occhi. E’ il giorno in cui tua madre ti dava alla luce ed io ti presi in braccio soltanto pochi istanti dopo. In questi tredici anni si sono aggiunti coloro che cercavano l’amore e quelli che l’hanno trovato. Il mio subconscio non dorme mai, e nei sogni odo un continuo sfogliare di pagine: le tue cara figlia mia. Ti auguro che siano sempre serene e piene di felicità.



 




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14 agosto 2007
FIGLI SCOMODI "parte seconda"
 


                               Foto di Giusy Calia

Un grande cancello con questo cartello: “Istituto d’igiene mentale”.
M’introduco e tutto intorno un grande parco verde che mi da un senso di pace e di serenità, ma questa si spezza tramutandosi in tristezza ed angoscia quando faccio ingresso nei reparti che ospitano i cosiddetti “malati di mente”, non sempre tali, ma anche questi figli scomodi affetti da grande solitudine e mancanza d’amore. Si amore, anche qui negato dallo stato, dalla chiesa e soprattutto dai genitori che ritengono queste fragili creature “figli del demonio”. Agli “ospiti” (che ironia chiamarli tali) vengono tolti tutti i beni personali e messi in un cassetto insieme alla loro dignità. Vedo stanze dell’angoscia con alcuni di loro buttati su un letto di ferro imbottiti di tranquillanti e con gli occhi guardano verso l’infinito di un futuro improbabile.
Esco dalla stanza, una lacrima mi riga il viso, alzo gli occhi e vedo un crocifisso e mi viene spontaneo chiedere perché?...




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9 agosto 2007
FIGLI SCOMODI "lettera aperta"
 




I nostri figli gay sono scomodi : per la chiesa, per i partiti, per lo stato e, mi dispiace dirlo, per molte delle loro stesse famiglie. Secondo molti, sarebbe meglio se non ci fossero.
In effetti, qualcuno ha progettato e attuato soluzioni definitive al problema (dai roghi, ai lager, alle condanne a morte).
Se queste non hanno sortito i risultati sperati è solo perchè le persone omosessuali nascono subdolamente in seno a tradizionalissime famiglie eterosessuali. Più efficace della morte fisica si è rivelata, invero, la morte sociale : portare le persone omosessuali all'esclusione o ai margini della società attraverso "campagne pubblicitarie" (antiche e moderne che veicolano steriotipi negativi falsità e pregiudizi) le persone omosessuali possono essere condotte così a vergognarsi di se stesse al punto da non vivere o vivere nascostamente la propria dimenzione affettivo relazionale.
I genitori, a cui la sorte dava un figlio omosessuale dovevano vergognarsi per avere generato un peccatore pervertito che andava allontanato per non gettare discredito sulla famiglia; oppure dovevano pensare di avere generato un malato da commiserare e di cui cercare la guarigione con cure mediche e psichiatriche, internamenti, richieste di miracoli, il tutto accompagnato da grandi sensi di colpa.
Attualmente il peccato, la perversione e la malattia vanno meno di moda e il political correct impone che si convincano i genitori che i figli omosessuali vanno rispettati e amati.
Ma tutto lo sforzo viene lasciato sulle spalle dei genitori, mentre non si adottano politiche anti discriminatorie, non si attua formazione, non si fanno campagne di informazione e esplicitamente si afferma che le persone omosessuali non hanno bisogno di tutele specifiche in relazione alla propria identità. D'altra parte la giostra dei locali notturni, del turismo, del sesso è a disposizione, perchè chiedere altro?
Forse perchè le giostre dei divertimenti sono belle quando sono tali, ma diventano ghettizzanti quando sono l'unico luogo dove poter esprimere la propria identità. Forse semplicemente perchè è arrivato il momento storico della dignità, della visibilità, dei diritti.
Prima ancora del matrimonio, pacs o unioni civili, i nostri figli vogliono comunicarci e comunicare la gioia di essere se stessi.
Essi chiedono che la loro esistenza in quanto persone con un'affettività amorosa omorelazionale sia prevista e accolta con senerità da genitori, scuola, consesso civile.
Pretendono che l'omosessualità non sia più un fattore discriminante e determinante per la qualità della vita.
Tutto il resto verrà di conseguenza.
Il riconoscimento e il rispetto sociale sono importanti tanto quanto il riconoscimento dei diritti legislativi individuali e di coppia e le due cose devono procedere insieme.
E noi genitori?
Le "campagne pubblicitarie" da qualunque parte arrivino, non ci annebbiano più la mente.
L'orientamento sessuale non è più nella lista delle cose che prendiamo in considerazione per sentirci soddisfatti o meno della relazione che ci lega ai nostri figli. Saremo felici di aiutarli "a tirar su casa" quando troveranno l'amore e faremo festa, a prescindere dal loro orientamento.
Non ci convincerete più a discriminare i nostri figli.




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5 giugno 2007
MERCENARIE DEL SESSO



Ci chiamano prostitute, mercenarie del sesso, lo vendiamo agli angoli delle strade, al buio della notte, guadagniamo soldi con il mestiere più vecchio del mondo. Siamo sfruttate, guardate con disprezzo, indicate dalla gente per bene come la parte di umanità da disprezzare e da condannare, ma poi vogliono i nostri corpi, le sensazioni che possiamo dare loro in quei pochi minuti in cui si appartano con noi, in un sesso veloce e violento, pagato e preteso da noi e subito. Uomini che vogliono provare esperienze nuove, uomini che non hanno il coraggio di frequentare donne “normali”, perché timidi, o deviati. E dopo, quando hanno fatto sesso, si sentono sporchi, talvolta ci insultano con lo sguardo, e ci danno i soldi in modo che noi capiamo tutto il loro disprezzo. Ma poi tornano di nuovo, con quello sguardo affamato, con le mani pronte a toccare, a volerci nuovamente. Perché molte di noi, le prostitute, le facciamo perché qualcuno ci ha costretto, e non perché ci piace, anche se ci sono quelle che lo fanno per “vocazione” (insospettabili donne di famiglia e studentesse modello). E invecchi sulle strade, mezze svestite in inverno, ancor meno vestite d’estate. E poi ti rendi conto che il tempo è passato anche per te, che niente cambia, continui a fare il mestiere, e non smetterai mai. E allora ti senti male e sogni ad occhi aperti, ma quei sogni finiscono non appena si avvicinano i fari di un’auto, quella di un cliente. Sogni che si sporcano quando ti chiedono quale è il tuo prezzo, sogni che pulisci dall’odore di sudore e di vita sprecata, quando, a casa, ti fai una doccia e lavi gli indumenti che hai indossato, ma è inutile che li lavi perché te li senti sempre sporchi addosso. Poi viene la sera, e devi uscire, anche se non ne hai voglia, dimentichi di essere una persona, di avere una vita, e forse anche degli affetti. Ci chiamano prostitute, più spesso puttane, siamo mercenarie del sesso, ma vorremmo avere una vita normale, come le altre donne che hanno una famiglia, un lavoro, un marito, dei figli, che alla sera sono stanche, e stramaledicono la loro vita fatta di lavoro e di tempo che non basta mai. Vorremmo una casa, una vita scandita da ore normali, dalla spesa, dalle faccende domestiche, e la notte, tra le lenzuola pulite, una vita abbracciata ad un uomo solo, che non ti paga, dopo.






permalink | inviato da il 5/6/2007 alle 16:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (59) | Versione per la stampa
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