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Un luogo in cui il cielo incontri la terra e viceversa ... con un po' di poesia
LAVORO
5 giugno 2012
GRUPPO LAVORATIVO
 






Intensa capacità riflessiva e uno spiccato senso di giustizia, incentrato sulla pari dignità tra gli individui, che porta a focalizzare sui valori ed avere un atteggiamento meritocratico. Una scelta ottimale per creare un buon gruppo di lavoro che portano a considerare le esigenze del prossimo ed avere tendenze altruistiche. Timido  tende a legare con pochi ricercando affinità e frequentando solo coloro con cui si crea un feeling. Un atteggiamento selettivo, ma che limita la possibilità di attorniarsi di persone non desiderate, ma che genera un sincero scambio di valori condivisi.




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sentimenti
9 maggio 2012
AMORI NON POSSIBILI
 



Amica cara...

L'amore impossibile, una goccia che scava. Convive in mezzo a tutto il resto, quando tutto il resto diventa irrilevante. Pietrificato, inerte, l'amore impossibile conosce la parola infinito, in un giro di accordi che si ripetono e che non stancano mai, fino a diventare improvvisamente silenzio. L'amore impossibile e' eterno. Va oltre te e me…




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29 aprile 2012
GEORGETA E COSMIN
 


L'amore incorona la bellezza delle vostre anime in questo giorno importante.
Conservatene la gioia, l'entusiasmo e rendetene preziosi i giorni con i fatti,
gesti da rendervi unici. Sposando l’Amore sposate l’Amore per la vita.




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sentimenti
28 aprile 2011
ES-SENZA






Amica cara,

 Ogni parola è come se fosse già stata detta, scritta, raccontata, udita, ogni pensiero rivive quello degli altri, ogni emozione è l'ennesima già vissuta qui dentro e ogni sussurro non sarà mai il primo o l'ultimo di questo mondo improbabile. La mia "mancanza" (per usare un aforisma a te noto) non è che un piccolo, insignificante e forse inutile granello. La ripetitività di tutto questo mi rende qualche volta ombroso, scostante, a tratti assente dove la ma la mia “as-senza” non è fatta di silenzi o di vuoti... ma di pensieri e di sguardi. Sono rimasto per un po' a guardare ed ad assistere, a volte anche sorridendo, al distacco, alla sua totale indifferenza. Eppure, come quando capita di vivere non conoscendo fino in fondo il perché, continuo a stare qui, aspettando non so bene cosa... nonostante tutto.

 




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sentimenti
8 febbraio 2011
ENZA

 

 

Descrive l’essenza di un’anima che per continuare ad esistere non ha bisogno

 del respiro perché diventa essa stessa respiro...

Amica cara

 

 

E’ sempre presto per l’ultimo viaggio,

senza paura l’hai affrontato.

Noi non siamo migliori per essere rimasti,

possa la tua essenza librarsi libera nell’aria

tenendo per mano il cammino dei tuoi cari.

 

 A Giuliano, Andrea ed Irene 




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27 gennaio 2011
MIRTILLA

Chi non ha mai posseduto un cane, non può sapere che cosa significhi essere amato.

Schopenhauer

 

 




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20 novembre 2010
LETTERA DI OGNI PADRE



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sentimenti
3 novembre 2010
PRELUDIO

 

 
Vita, così piena, travolgente, che non si piega ai nostri pensieri,
non si lascia intrappolare come l’acqua nella conca delle mani,
l’unico modo per coglierla davvero è lasciarsi attraversare,
non opporre resistenza che non saremmo in grado di sostenere a lungo.



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28 giugno 2010
SALTI NELL'ANIMA


 

 

Ci è stata concessa la possibilità di conservare ricordi  

che il tempo ha inflitto all’anima,

facoltà di ricordare che rimangono impresse

nelle nostre menti e che abitano i nostri cuori

come foglie sospinte dal vento.

 

 

 




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5 giugno 2010
TUTTE LE STRADE PORTANO A...

 

                                    FOTO DI GIUSY CALIA


Per quanto possa non cercarti.

Inevitabile,

in ogni via d'ombra e luce della mia mente,

seppur invano,

il trovarti.

 




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24 maggio 2010
NICO
 

Ci siamo appena sentiti telefonicamente e ho il desiderio di incidere il mio pensiero su questa pagina…



Perdonami se in qualche modo sia stato un po’ duro con te, ma talvolta è necessario. Percepisco questa pesantezza nei tuoi pensieri, passi da on a off come le lucciole calamitando circostanze difficili, “amicizie” profonde con la partecipazione dolorosa. Ti ritrovi dopo anni a sognare evasioni da prigioni tiranniche, dove ti sembra di esserne invecchiata di molti, cercando un’oppressione di fuga verso la leggerezza. Ti sei ritrovata a rivivere emozioni passate e comprendi quanto sia faticoso recuperare ordine in una disperata voglia di vivere. Ti lasci risucchiare da un legame viscerale, con fragilità totali, che inaridisce la tua anima . Sei perfettamente cosciente di quanto sia inadeguato questo legame, eppure non riesci a sciogliere questo nodo di frustrazione. Non devi dimenticare, ma trasformare questo ricordo, che ancora alimenti, e condiziona negativamente il tuo domani. Passano gli anni e non vedi luce sentendoti in colpa e così chiudendoti alla vita. Ma credimi, può bastare così poco perché un raggio di sole possa illuminare il tuo volto donandoti nuovamente il sorriso.





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10 maggio 2010
PER LE VIE DI LIVORNO

  
 

Percepisco teorie non digerite, inghiottite come tranquillanti. La vita, così piena, travolgente, che non si lascia intrappolare come acqua nella conca delle mani. Mi viene in mente il gioco degli scacchi che amo moltissimo, dove nella fase mediana in cui si sviluppa e intensifica la lotta ed entrambe le parti hanno perso alcuni pezzi e l'uno intrappola e paralizza l'altro. Credo che nessuno dei due desidera che il Re vada perduto... Ci sono cose che non possiamo cambiare, e occorre accettarlo, profondamente. Ci sono cose che possiamo cambiare, e occorre lottare con tutti noi stessi.

 




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3 maggio 2010
LAVINIA


Quanto mi dispiace “sentirti” così. Non so bene perché (né d’altra parte, mi interessa saperlo) ma elettivamente mi sento sempre molto vicino a chi soffre. Sarebbe troppo facile da parte mia dispensare buoni consigli su ciò che dovresti fare, o non dovresti fare, o dire, o non dire. Troppo facile salire sulla cattedra della mia personale esperienza e ritenermi in grado di sapere cosa dirti, troppo facile per come, invece, il dolore che provi, della solitudine, impone. Come avrai capito dalle parole sin qui scambiate ho un atteggiamento piuttosto disincantato e, talvolta, cinico nei confronti della vita e delle cose della vita. Questa attitudine influenza, inevitabilmente, il mio modo di vedere e affrontare le situazioni e i problemi. Io pure appartengo a quella schiera di persone che crede che non siamo soli, e vorrei tanto convincerti che nemmeno tu sei sola. Il cambiamento che stai vivendo, un cambiamento così profondo è inevitabilmente accompagnato dalla paura, e la paura spesso porta a chiudersi più in se stessi, a ritenere che nessuno di chi ci sta intorno possa capirci. Però, sei così sicura che , tra le persone che ti stanno vicino, non ci sia proprio nessuno con cui condividere il peso di quello che ti attanaglia? Sai, sono convinto che, spesso, l’aiuto arrivi da chi meno ci saremmo immaginati. Sicuramente conosci l’origine etimologica della parola crisi, che dal greco vuol dire passaggio. Ecco, ogni crisi è un passaggio, un passaggio da uno stato di cose ex ante a uno stato di cose ex post. Non è facile cogliere il lato positivo delle crisi, quando se ne soffre, è ovvio, ma il cambiamento è di sé positivo. Io ci credo fermamente. Certo, il cambiamento che stai vivendo ha un potere destabilizzante, lo capisco perfettamente. Ma dopo una cospicua parte di vita vissuta in modo “normalmente” eterosessuale, la nuova fase omosessuale rappresenta, secondo me, un’opportunità di crescita straordinaria, irrinunciabile, unica. Così come tutto ciò ci piace, che scegliamo, tutte le inclinazioni che abbiamo contribuiscono a modellare ciò che siamo, così, ovviamente, anche l’inclinazione sessuale ha il potere sull’essenza di ciò che siamo. Tu hai la straordinaria possibilità di vivere una seconda vita, di sentire le stesse cose di prima in modo nuovo e inedito, per te. Sicuramente, nonostante tutto il gran parlare che si fa dell’evoluzione e dell’apertura mentale, non è facile trovare con chi condividere la straordinaria importanza del tuo cambiamento, ma non per questo è meno importante ciò che stai vivendo. Non aver paura di accettare questo tuo nuovo corso , ma cerca di accettarlo profondamente. Anzi non basta accettarlo e basta, ma amarlo, coccolarlo, ascoltarlo. Il tuo cambiamento sei tu. Tutto ciò per dirti di cercare di capire bene dentro te stessa cosa è che veramente ti fa sentire sola. Se, prima, non riesci ad accettare veramente fino in fondo la tua nuova vita, è probabilmente che al bisogno di amore e di affetto con una compagna si sovrapponga il bisogno di aiuto e comprensione per superare la “crisi” che stai vivendo forte della consapevolezza della tua nuova pelle potrai nuovamente affrontare un rapporto a due che, forse,per chi vive e ama come “voi” è più difficile che per altri. Non rinunciare alla tua nuova vita, non permettere alla paura e alla sofferenza di farti vivere male. Non abdicare, mai, al tuo legittimo desiderio di felicità. Ascoltati con indulgenza ma con obbiettività. Mettiti in discussione, lo so che lo fai già, incazzati con te stessa, urla, piangi, ma non rinunciare mai alla tua essenza. Percepisco una grande freschezza in te, un non sopito entusiasmo di sperimentare la vita con quanto di bello e di brutto essa può darci. Non aver paura, lasciati fluire, semplicemente… Accogliti cara blogger. 

   




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31 marzo 2009
GIUSEPPE TOMASELLO CI HA LASCIATO
 



L'unico mio rammarico è quello di non averti incontrato, mia moglie che ti ha conosciuto è riuscita a trasmettermi il tuo sorriso, unico in tutti i sensi, che ci ha fatto capire il valore della vita...




Lassù nel cielo brilla una luce intensa in più,
il 30 marzo 2009 Giuseppe è ritornato
alla sua dimensione di Angelo,
per vegliare su i suoi genitori
e tutti gli altri bambini ammalati come lui.
 


http://heavenonearth.ilcannocchiale.it/2007/12/03/aiutiamo_il_piccolo_giuseppe.html
http://heavenonearth.ilcannocchiale.it/2007/12/19/aiutiamo_il_piccolo_giuseppe_p.html



  Continuiamo a sostenere la ricerca per tutti
  coloro che soffrono di questa malattia.




«Giuseppe ha lottato, io accuso la ricerca »

La madre Silvia ringrazia il Meyer, ma at­tacca la ricerca italiana: 
«I tempi della ricerca pubbli­ca sono inaccettabili
»

 

 

«Mio figlio si è spento tra le mie braccia. Ha tenuto stretto il mio dito e quello di suo padre fi­no all’ultimo. Piangevo e lui mi ha guardato come per dire: 'Mam­ma smettila, sono qui'. Era sere­no, lo è sempre stato e lo è anche ora che è sdraiato sul nostro let­to. Giuseppe è venuto fuori di una bellezza rara, sembra fatto di porcellana. Non lo tocca nessuno e io almeno fino a domani terrò duro, perché gli ho promesso che avrei continuato a combattere». Sono le 22.30. Silvia Tomasello ha appena chiuso la porta di casa, a Rignano sull’Arno. Il piccolo Giuseppe è morto lunedì dopo 34 mesi di battaglia contro una ma­lattia rarissima che non lascia scampo dal nome difficile: deficit del complesso 1 della catena respi­ratoria mitocondriale. Giuseppe ha dato il nome alla fondazione che continuerà a raccogliere fi­nanziamenti per l’acquisto di mac­chinari necessari alla ricerca. Sil­via e Giuseppe (il padre) hanno dato la notizia della morte del fi­glio lunedì pomeriggio alle 17 (co­me riportava ieri La Nazione) con una catena di sms. Il sito internet della fondazione è andato in tilt. A casa di questi due genitori così coraggiosi ieri sono arrivate deci­ne e decine di persone. Giuseppe aveva conquistato tutti. Questa mattina, alle 10.30, si terranno i funerali nella parrocchia di Santa Maria Immacolata. Il piccolo sarà sepolto al cimitero monumentale dell’Antella. Ai funerali ci saran­no tantissime persone. Verranno da tutta Italia, da Firenze, dal­l’ospedale Meyer (dove ieri si re­spirava una forte commozione) e anche il Comune di Rignano sarà presente in veste ufficiale.
Silvia, cos’aveva di straordina­rio Giuseppe da far mobilitare così tante persone?
«Se va sul nostro sito vedrà due foto di quando Giuseppe fu ricoverato nel novembre 2007. Aveva 17 mesi, gli misero un son­dino naso gastrico e quando l’ane­stesista andò via lui cominciò a sorridere. Giuseppe trasmetteva gioia, forza e tanta umanità. Pen­si che ieri mattina (lunedì, ndr) quando l’ho portato via dal Meyer, lo abbiamo stubato e lui riusciva a tenere su l’ossigenazio­ne da solo. Gli ho detto ti porto via, ti porto a fare la nanna con mamma e papà e lui sorrideva. Giuseppe con quel sorriso è riu­scito a muovere il mondo».
Anche voi genitori però dal dramma di avere un figlio con una malattia incurabile, avete re­alizzato una grande cosa...
«Noi come lui non abbiamo mai mollato. Non ho pensato un solo attimo di togliergli l’alimen­tazione o il sondino. Non abbia­mo mai avuto dubbi e guardi che per nostro figlio è stato fatto tan­to, tutto il possibile. Le abbiamo provate tutte, ma purtroppo quel­la di Giuseppe è una malattia che non concede tempo».
Eppure vostro figlio ha supe­rato l’anno di vita che gli era sta­to diagnosticato...
«Questa è stata la grandezza di Giuseppe e anche la nostra che non ci siamo mai arresi e le abbia­mo provate tutte. Quello che non accetto non è tanto la morte di mio figlio ma i tempi della ricerca pubblica. I tempi della burocra­zia, i tempi di questo Paese fatto di elefanti e di sprechi. L’Italia è schifosa, qui la ricerca la devono fare i privati».
Signora, sul sito della vostra fondazione ci sono centinaia di messaggi. È una cosa incre­dibile...
«Non ho avuto tempo di guar­darci. Mio figlio è ancora lì nella nostra camera, sembra che dor­ma. Però ci tengo a leggerle un messaggio che ci è arrivato da al­cuni ricercatori: 'Sapevamo che l’epilogo sarebbe stata la tua mor­te, ma ci manchi'. Li porto nel cuore e a loro dico: 'Giuseppe ha fatto l’ultima battaglia per vince­re la guerra'».
Che guerra?
«La nostra fondazione va avanti. Ci sono altri bambini con malattie rare da aiutare. C’è Maya, c’è Filippo e c’era Mattia. Che ci ha lasciati domenica e forse ora sta giocando a calcio con Giuseppe».

Alessio Gaggioli
01 aprile 2009






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20 gennaio 2009
LEZIONI DI DROGA IN CLASSE





Al liceo i depliant per spiegare come usare stupefacenti evitando problemi fisici e psichici. Ma le famiglie protestano: "Non c'è sufficiente presa di distanze"

 

 

Firenze, lezioni di droga in classe
"Riduzione del danno", genitori infuriati


 

 

Istruzioni per l'uso di cocaina, cannabis, alcol, funghi allucinogeni, ecstasy: "Fai attenzione alle dosi, la prima volta prendi al massimo la metà di quella degli altri, non puoi sapere come reagirai. Se il bruciore della cavità nasale è forte, o il naso sanguina, o si formano croste, smetti di sniffare...". O ancora: "È meglio sospendere o evitare l'uso di cannabis se essa amplifica o causa sensazioni negative". Oppure: "Le bevande alcoliche sono usate per disinibirsi, superare gli imbarazzi, sentirsi più carichi, avere più coraggio con l'altro sesso, divertirsi con gli amici...". Distribuiti dagli operatori di strada ai giovani dei rave, delle grandi feste, dei concerti, e mirati alla riduzione del danno da assunzione di sostanze altrimenti senza controllo, i depliant colorati del progetto Extreme della Asl di Firenze sono finiti in una scuola. Ed è esplosa la protesta.
Tornati a casa, lunedì scorso, i ragazzi della II A e della II B del liceo scientifico Rodolico, succursale nel quartiere Galluzzo, hanno mostrato ai genitori il materiale consegnato da due operatrici di strada della Coop Cat, convenzionata con il Comune e impegnata in progetti di prevenzione con la Asl, al termine di due ore di "lezione" sulle droghe tenuta al posto delle nomali materie. Un progetto che fa parte del Piano di offerta formativa della scuola, ma dei cui dettagli il dirigente scolastico Alfonso Bajo si è detto ieri "all'oscuro". "Avvierò un'indagine interna" ha spiegato, mentre il Dirigente scolastico regionale ha già inviato un ispettore.
Secondo i genitori, le due operatrici della Coop Cat avrebbero parlato "quasi solo degli effetti delle sostanze sul sistema nervoso, descrivendo quello che accade quando si assumono" ma "
senza mai invitare esplicitamente i ragazzi a stare alla larga dalla droga". Lasciando poi in classe le "istruzioni per l'uso" (compreso un braccialetto porta preservativo) destinate ai rave, cioè pensate per chi, facendo già largo uso di sostanze, più che messo in guardia va affrontato con strategie di riduzione del danno. "Mi sembra pazzesco che a ragazzi di questa età si spieghi per filo e per segno come farsi di cocaina". ha protestato una madre. "È vero, quel materiale non doveva entrare nelle scuole", conferma la coordinatrice del dipartimento dipendenze della Asl, Paola Trotta. Quella che sarebbe stata seguita al Rodolico, in realtà, "non risponde ai criteri della nostra prevenzione primaria". Nelle scuole, spiega Trotta, più che sulle sostanze bisogna lavorare "sulle motivazioni positive della vita e sviluppare la capacità dei ragazzi di stabilire rapporti con gli altri". Una linea però non del tutto condivisa dal responsabile della Coop Cat Stefano Bertoletti: "Non facciamo un tabù della riduzione del danno" dice, "dipende da come se ne parla". Anche se è vero, ammette, che "distribuire quel materiale è stato un grave errore, che le operatrici dovranno spiegare". E mentre la Società della salute, che coordina Asl e Comune sul fronte socio-sanitario, ha chiamato a rapporto gli attori della vicenda, e annuncia un prossimo protocollo di intesa per coordinare le troppe competenze sui progetti nelle scuole su stili di vita e salute, i genitori chiedono che "al Rodolico sia chiamato ora un esperto vero, che rimedi ai danni provocati ai nostri ragazzi".

 

Maria Cristina Carratù

 





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29 ottobre 2008
L'ANIMA NON MUORE MAI
 







Quando muore un uomo (sono quasi dieci anni ormai)  è sempre un momento triste. Quando muore un uomo che ha lasciato una grande ricchezza al mondo, forse il dolore, per chi l'ha stimato, è più forte. Ciò che ha lasciato Fabrizio De André è nei suoi dischi, nelle sue canzoni, ed è un dono prezioso per tutta l'umanità. Una bella persona, un grande poeta che ci ha cullato con dolcezza, ci ha consolato ed insegnato che non bisogna vergognarsi della paura, ci ha insegnato che essere noi stessi è un dono importante, al di la di tutto e di tutti. Ci manchi, ma sapere che la tua poesia, la tua dolcezza e le opere che custodiamo con il profumo e il calore della tua amata terra vivono dentro di noi contagiando i nostri cuori e le nostre orecchie con la tua voce stupenda. Sentiamo il fragore del tuo mare che sfocia dentro di nostri porti dove le acque si mischiano insieme alle nostre lacrime.

E’ stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati.




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19 settembre 2008
VIVIANA GHERI E LA PITTURA


 


   

Viviana ama la vita e la pittura, credo che ogni sfumatura di colore sia una traccia che segue per dare all'esistenza espressione ai sentimenti.




La pittura gode un posto di primo piano su tutte le arti. Basti pensare a come il concetto stesso di opera d'arte “visiva” sia più spontaneamente associato a dipinti piuttosto che a sculture o opere di architettura, per non parlare poi delle cosiddette arti minori. Io non sono mai riuscito ad usare il pennello come prolungamento del pensiero, ma Viviana Gheri, donna fiorentina dai molteplici interessi che spaziano dall’arte pittorica all’amore per il teatro ha avuto questo grande dono. Trovo meraviglioso il modo in cui racconti il suo sentire e il suo essere, la sua grande sensibilità con una tavolozza di colori. Chi ha avuto modo di leggere i miei testi l’ha senza dubbio potuta apprezzare attraverso alcune sue opere.


   



















     



 

            DIPINTI DI VIVIANA GHERI





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11 settembre 2008
IL RUMORE DEI PENSIERI (anoressia e bulimia)


                                            Dipinto di Viviana Gheri                         



La notte mi culla e mi stringe a se come una madre, sento un forte bisogno di un sogno che tarda ad arrivare, continuo a guardare il soffitto buio. Silenzio, intorno a me il silenzio,
un’assenza di rumore così fitto da poter esser interrotto anche da un sorriso,
anche da una lacrima, quella che scende adesso, ma subito il lenzuolo l'asciuga. Non voglio assaporarla stanotte, non voglio sentirne il suo sapore amaro. In questo silenzio anche un ricordo può fare rumore, anche il battito del mio cuore è l'eco di questa camera.

Ed in questo silenzio, solo i miei pensieri fanno rumore...

azzurra


 




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18 maggio 2008
SUSY CI HA LASCIATO

 


Rompo il mio silenzio per condividere con voi amici virtuali una notizia che mi ha letteralmente lasciato senza fiato.

Susy alias http://www.ioelui.ilcannocchiale.it/  ci ha lasciato per sempre, ed anche se non l'ho mai conosciuta di persona resterà viva per sempre nel mio cuore. Una lama che mi entra nel più profondo, inaccettabile come tante altre cose di questa vita. Spero di incontrarla nell'aldilà, quando Dio mi chiamerà a lui, un Dio che non riesco ad amare e neppure a comprendere.

Un forte abbraccio a chi le ha voluto bene.

Marco


      

Eccovi un post di Susy che non dimenticherò mai...



E’ incredibile come cambia la vita quando si passa vicino alla morte.

Certo non è automatico, ma se la voglia di vivere prevale, allora si comincia un lungo percorso di risalita. Gli ostacoli sono molti e spesso si fa fatica a superarli, a volte si perde la forza di continuare a lottare, si cade, ci si rialza  anche se il dolore è forte.

Capita di chiedersi “ ma perché proprio a me!”, capita di auto commiserarsi, capita di provare rabbia ed invidia. Poi, riflettendo bene, ci si accorge che ogni sentimento negativo ci si rivolta contro, che il rancore fa venire mal di stomaco, che l’accidia ingrossa il fegato, che la rigidità, i sensi di colpa e la paura creano dei blocchi allo scorrere fluido delle energie.

Così, un giorno, il fisico, stanco di suonare i campanelli d’allarme, decide di ammalarsi seriamente per essere considerato. E ci si ritrova a parlare con il proprio corpo in maniera diversa. Si smette di punirlo con tutto ciò che è dannoso : alcol, fumo, droghe, cibi nocivi, animali morti, cibi trattati industrialmente, eccitanti, stress, mancanza di sonno….

In silenzio ci si ascolta e ci si interroga “ dove ho sbagliato, quando ho sbagliato ?”

Volevo essere perfetta agli occhi degli altri, volevo l’approvazione di tutti, volevo sentirmi importante, volevo amore.

Per non contrariare nessuno, per non sentirmi rimproverata, cercavo di dimenticare le mie esigenze.

Ero la figlia maggiore, quella che doveva dare il buon esempio.

Ero la sorella grande che doveva aiutare le due più piccole.

Ero la ragazza, responsabile, che doveva trovare al più presto un lavoro per dare una mano in famiglia.

Ero la donna che cercava uomini da amare che avessero problemi, così potevo prodigarmi per aiutarli.

Volevo sentirmi utile, anzi indispensabile.

Ed invece avevo bisogno di sicurezze, affetto, comprensione per le mie esigenze e i miei desideri,

stimoli, incoraggiamento, rispetto!

Le frustrazioni, mi rendevano sempre più ribelle, la ribellione mi portava a cercare sfide sempre più difficili e le difficoltà a raggiungere i miei obbiettivi mi riconducevano alla frustrazione.

Quando mi veniva la febbre, da piccola, ero contenta, perché non dovevo andare a scuola, non dovevo aiutare la mamma, potevo starmene a letto con i giornalini, mi sentivo più importante delle mie sorelline, perché tutte le attenzioni erano dedicate a me, ed ero curata ed accudita con amore.

Ora la malattia mi ha donato gli stessi vantaggi : mi ritrovo ad essere curata ed accudita, con tanto tempo libero e ben pochi doveri, ma soprattutto ho imparato diverse cose.

Ho imparato a essere disciplinata su tutto ciò che può farmi bene.

Ho imparato a non essere sempre disponibile, a non accettare sempre tutto, a non farmi carico dei problemi degli altri, a dire di no!

Ho imparato a perdonare i torti subiti e a lasciar andare tutte quelle persone che se ne sono già andate!

Ho imparato a chiedere se ho bisogno.

Ho imparato che la felicità sta dentro di me e nessuno me la può dare.

Ho  imparato ad avere fiducia.

Ho imparato ad apprezzare le piccole cose

L’altro giorno sono uscita di casa dopo due mesi, per andare a fare una visita medica, c’era una bell’aria milanese fredda e frizzantina, un po’ di sole velato  e ho trovato bellissima anche la mia strada un po’ sporca, con i muri dei palazzi imbrattati di scritte. Ho guardato con curiosità i piccoli cambiamenti: un nuovo negozio, gli addobbi natalizi nelle vetrine,  le luminarie appese tra una casa e l’altra, mi sono inebriata del profumo di caffè che usciva da un bar. Ho guardato la gente che camminava ancora più freneticamente del solito e mi sono sentita veramente felice di essere esentata dal caos natalizio!

La mia momentanea invalidità mi permette di rimanere fuori dalla  inutile corsa al regalo, che peraltro detesto, perché la maggior parte delle volte i regali che ricevo non mi sono per niente graditi e mi tocca riciclarli.

Non ho cenoni da preparare e sono giustificata se disdico gli inviti e quindi, fortunatamente, niente abbuffate  con relativi problemi di digestione e  di linea.

Il Natale dovrebbe essere un momento di raccoglimento e i doni, un simbolo di disponibilità ed amore verso le persone care, ma anche verso chi soffre, chi ha problemi ed è meno fortunato di noi, invece è diventata solo una festa consumistica priva di significato.

Per me quest’anno sarà un bel Natale, tranquillo, con il calore e l’affetto di pochi intimi scelti accuratamente e il dono più bello che potessi ricevere : camminare su due gambe!

SUSY  20/12/2007




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6 maggio 2008
INFIBULAZIONE "La paura di certi uomini"
 



Bambine e donne che hanno subito la mutilazione degli organi genitali, clitoride e piccole labbra, per togliere qualsiasi fonte di piacere alle fidanzate e alle mogli, per preservare la loro verginità e assicurarne la fedeltà, è una tradizione antica che risale a prima dell'Islam.



A tale proposito, proprio oggi, su RAI 3, alla trasmissione "Punto Donna" parlavano dell'infibulazione e mi è venuto in mente un post del mio caro amico Enrico Danisi che vi faccio leggere.



Secondo una notizia Ansa del luglio 2005 sono stati circa 190 gli interventi di deinfibulazione effettuati nel 2004 dal Centro di riferimento regionale contro le mutilazioni genitali femminili, che ha sede presso l’Ospedale di Careggi, a Firenze. Semplicemente senza parole, questa è la sensazione che si appropria di me di fronte a una notizia del genere. Difficile per me trovare qualcosa da dire, qualcosa di intelligente e sensato da aggiungere. Impossibile capire, inaccettabile accettare. Dio mio cosa fa fare la paura. Perché di paura, e solo di quella si tratta. La bastarda paura di bastardi uomini che temono così profondamente le proprie donne, così profondamente da non trovare altra risposta alle proprie paure che quella di minarle nel corpo, di annientarle nell’anima. Quelle stesse donne che li partoriscono, quelle stesse donne che li accudiscono, quelle stesse donne che, magari, anche li capiscono. Quanti secoli, ancora? "il sonno della ragione genera mostri" diceva Goya. Appunto. Quanti secoli di sonno, ancora? Quanti mostri?

enrico danisi


E pensare che in Italia la Costituzione vieta espressamente qualsiasi violazione all'integrità corporea della persona...




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19 dicembre 2007
AIUTIAMO IL PICCOLO GIUSEPPE (parte seconda)





    


Ecco la lettera che io e Antonio alias Teologia abbiamo ricevuto:

Siamo il papà e la mamma del piccolo Giuseppe, abbiamo per caso trovato in internet la sua pagina che riporta la storia di nostro figlio apparsa sui giornali, voglia con la presente accettare i nostri più vivi ringraziamenti per amplificare l’appello che LA NAZIONE ha lanciato per aiutare nostro figlio. Abbiamo aperto la Fondazione Giuseppe Tomasello Onlus, che ha lo scopo di finanziare la ricerca scientifica inerente i deficit della catena respiratoria mitocondriale in specifico il Complesso 1 della stessa catena respiratoria. Deficit che ha nostro figlio, e che se Dio vorrà, riuscirà a resistere fino ad una possibile cura.  In caso che nostro Signore voglia chiamare a se questa anima candida, vorremmo che la sua breve vita sia stata importante per tutti i bambini che ancora nasceranno con questo deficit.  Abbiamo altresì aperto un conto corrente presso il Credito Artigiano n° 3300 Abi 3512 Can 2801 – sul quale potranno confluire tutti gli aiuti economici che ogni persona di buon cuore vorrà inviare.

Abbiamo anche aperto un sito internet www.giuseppetomasello.it sul quale verrà pubblicato in costante aggiornamento sia ogni centesimo ricevuto dalla fondazione sia il loro dettagliato impiego, affinché ogni persona che vorrà rendersi conto di come il suo prezioso aiuto sia stato investito potrà farlo continuamente.

Ringraziamo dal nostro più profondo tutte le persone che ci stanno scrivendo, direttamente all’indirizzo e-mail di Giuseppe Frugolino@hotmail.it, e quanti stanno aprendo blog, forum e quant’altro in internet. Grazie a tutti voi da parte di Giuseppe della sua Mamma Silvia e da papà Francesco.



 




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3 dicembre 2007
AIUTIAMO IL PICCOLO GIUSEPPE
 




Firenze, 30 novembre 2007  (Quotidiano "LA NAZIONE" di Firenze)

La catena della solidarietà si è messa immediatamente in moto. Associazioni, commercianti, professionisti, semplici cittadini hanno chiamato il nostro giornale per cercare di aiutare il piccolo Giuseppe, il bimbo di appena 18 mesi affetto da una malattia rarissima che potrebbe costargli la vita. Una dimostrazione di umanità e di grande sensibilità, il desiderio di stare accanto al bimbo e a due genitori che per essere vicini alla loro creatura hanno venduto una casa e chiuso due aziende: «Non possiamo lasciarlo neppure un minuto — dicono Silvia e Francesco — perché in ogni istante potrebbe arrivare quella la crisi capace di portarcelo via». La malattia genetica di cui soffre Giuseppe, che impedisce che l’energia sviluppata dall’alimentazione arrivi ai vari organi del corpo, è stata scoperta quando il piccolo aveva 8 mesi. Da febbraio il caso viene seguito costantemente dallo staff dell’ospedale pediatrico Meyer, guidato dalla dottoressa Alice Donati e dalla collega Federica Ciani, e da un gruppo di medici metabolici che hanno sfruttato tutto quanto la scienza ha messo finora a disposizione nel settore della ricerca. «Ma non basta» ha ripetuto il padre. «Chiediamo che la ricerca vada avanti, anche se le disponibilità economiche delle aziende ospedaliere sono limitate e non consentono di superare certi budget. Chiediamo che tutti i geni del dna di Giuseppe vengano esaminati attentamente, che nostro figlio venga inserito in un progetto di ricerca scientifica per capire le origini della malattia e trovarne eventualmente la cura». Il primo pensiero corre a Telethon, la maratona televisiva che dal 14 al 16 dicembre manderà in onda la Rai: «Si tratta di una malattia genetica che causa anche distrofia muscolare — commentano alcuni esperti — e la ribalta offerta dal Telethon può risultare fondamentale perché il caso di Giuseppe possa essere portato a conoscenza dei ricercatori». Attualmente, secondo i dati in possesso dei medici del Meyer, la «malattia metabolica con deficit del complesso della catena respiratoria del mitocondrio» di cui soffre Giuseppe, sta facendo soffrire anche una bambina umbra. La patologia non consentirebbe di superare i 18-24 mesi di vita perché in grado di provocare infarti, arresti cardiaci e ictus. Anche un semplice rigurgito, comunque, potrebbe provocare la morte. Giuseppe non parla e non si regge in piedi, viene alimentato con cibi omogeneizzati perché la muscolatura intestinale è fortemente compromessa. «Inoltre — aggiunge mamma Silvia — ogni giorno gli viene dato un cocktail di medicinali forniti dai medici del Meyer, che continuano a prodigarsi con entusiasmo. Il bambino viene portato al controllo una volta al mese, ma sono sempre disponibili per qualsiasi emergenza. Ci è stato detto che ci sarebbe un laboratorio di ricerca all’estero, ma non sappiamo ancora dove si trovi». Per questo è importante che l’opinione pubblica venga informata su questa vicenda; perché se qualcuno è a conoscenza di cure, centri medici specializzati o di qualsiasi altra notizia che possa generare speranza, può comunicarlo alla famiglia. Il tempo stringe, e ogni giorno che passa è uno in più verso la speranza, babbo e mamma stanno facendo veramente di tutto per dare anche a Giuseppe un futuro come ogni bambino, e lui sorridendo sembra essere consapevole di questo amore e della solidarietà che lo circonda. Anche i semplici cittadini, comunque, sono stati toccati dalla storia di Giuseppe. Eostacchio Laureti, pranoterapeuta, ha offerto il suo appoggio gratuito. Cristina Corsani, Teresa La Rocca, Giulia Dreoni e la signora Lotti, si sono dette pronte a contribuire economicamente per aiutare il bambino. Claudio D’Amico ha un figlio affetto da una malattia metabolica rara. Attraverso il suo percorso ha trovato un centro specializzato di Parigi che potrebbe far comodo anche a Giuseppe. Anche Giorgio Neri, che ha un’attività di volontariato che si chiama «Ricerca un dottore informazioni ok» si è subito messo a disposizione della famiglia. I commercianti di via Lambertesca, infine, si sono detti disponibili a raccogliere fondi in occasione dell’inaugurazione del loro Presepe.

Sono passate da poco le dieci del mattino quando  suoniamo al campanello di via Della Buringa, nel centro di Rignano sull’Arno, dove vive la famiglia Tomasello, i genitori del piccolo Giuseppe per il quale è in atto una mobilitazione generale per cercare una cura per la sua malattia dal decorso  irreversibile. Ad aprire il portoncino, al quale si accede dopo avere salito alcuni scalini, è Silvia la madre, dietro di lei Francesco,  il papà, tiene in collo Giuseppe che pare particolarmente euforico in quanto nella sala c’è un grande albero di Natale che proprio  oggi verrà addobbato. “E’ sveglio dalle 6 del mattino quando gli viene somministrata la terapia assieme a latte e biscotti – dice la mamma – e adesso è l’ora della seconda colazione”.  Entriamo in casa, cucina, sala e reparto notte con mansarda al piano superiore, e Giuseppe prende la pappa in base ad una  dieta specifica, senza troppi grassi e zuccheri che potrebbero risultare troppo pesanti per la digestione. Dalle braccia di papà  passa a quelle di mamma: “Non si può fare altrimenti – commenta – perché non sta eretto, e soltanto in collo o nella carrozzina  riesce a trovare una certa posizione”. Giuseppe sembra non provare alcuna emozione per il cibo, che è solido o liquido a seconda di come ha lavorato l’intestino: “E’  un controllo costante – aggiunge Silvia -, un impegno al quale non possiamo derogare, per evitare blocchi intestinali che  possano costargli la vita”. Intanto Francesco svolge le altre funzioni domestiche: “Siamo complementari – spiega – perché  l’assistenza del bambino è un…incarico a tempo pieno”. Verso l’una anche Silvia e Francesco si mettono a tavola, Giuseppe è in collo alla mamma e quando sente il profumo della  pasta al pomodoro dimostra un particolare interesse: “Non vede – aggiunge la madre – però recepisce gli odori e vuole  assaggiare quanto stiamo mangiando, piccoli pezzetti perché ha difficoltà a deglutire, anche se ha quattro denti e altrettanti sono  in gestazione”. Però gli basta, perché sorride anche davanti al cronista per dimostrare che “mangia la pappa dei grandi”. Verso le 14,30, mentre Francesco sparecchia la tavola,  Silvia addormenta Giuseppe per il riposino pomeridiano, metà in collo e metà nel lettino da campeggio sistemato in una stanza, visto che il bambino non ha una sua cameretta essendo questa una casa in affitto. Comunque non mancano i giocattoli, soprattutto orsacchiotti di peluche che Giuseppe a volte apprezza: “Tuttavia dobbiamo sempre trovare nuovi giochi, magari con molte luci – sottolinea -, ma non sempre è interessato”, invece, per dimostrare la sua volontà davanti ad una persona estranea alla famiglia, oggi sorride e pare divertirsi. A metà pomeriggio Silvia gli mette in testa un cappellino e lo piazza davanti all’abete natalizio. Il tutto, con alterno interesse va avanti fino alle sei, quando ricomincia la preparazione della cena, a base di verdure cotte, patate, finocchi e quant’altro. Ma prima del cibo papà e mamma fanno fare la ginnastica al bambino, squilla un telefono, sono amici che li vogliono salutare, poi riprende la…lezione: “E’ una forma di fisioterapia – spiega Silvia – che ripetiamo tre volte al giorno per stimolare i muscoli, ma lui fa soltanto movimenti involontari, sgambetta e niente più”. Attorno alle otto Giuseppe è ancora in collo a mamma, e se il profumo del cibo gli piace fa capire di volerne anche lui. Soltanto verso le nove Silvia si alza e porta Giuseppe sul suo lettino e assieme a lui si addormenta anche lei. Un’altra giornata è trascorsa, uguale a tutte quelle che l’ hanno preceduta e a quelle che la seguiranno, una giornata difficile, estenuante per una famiglia giovane che sta dedicando la propria esistenza per cercare di salvare l’unico figlio. Intanto la catena della solidarietà aumenta ogni giorno, molte sono le offerte che la gente vorrebbe donare e che fra qualche giorno potranno confluire su un conto corrente nazionale.  Verrà infatti  attivata  una “fondazione per Giuseppe”.

Intanto per dare la possibilità a tutti di esprimere la propria solidarietà, il padre ha aperto un indirizzo mail a Giuseppe: frugolino@hotmail.it

 “Il  nostro impegno – ha detto – sarà quello di rispondere a tutti”.


Paolo Fabiani





permalink | inviato da HeavenonEarth il 3/12/2007 alle 9:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (31) | Versione per la stampa
19 novembre 2007
ALL'INTERNO DELLO SPECCHIO





Ti ho conosciuta da poco, ma questo è dedicato a te cara Susy alias http://www.ioelui.ilcannocchiale.it/

Ti voglio bene




Guardati allo specchio, e non guardare un corpo, quello prima o poi ci abbandona, si "aggrinzisce" come le pieghe del cuore, ama la tua anima, cercala dentro i tuoi occhi in quella immagine di te riflessa, scruta profondamente dentro quegli occhi, fai le smorfie, ed immaginati in tutte le mille situazioni che non riesci ad affrontare. Continua ad osservarti
e vedrai una piccola luce luminosa dentro quelle immense fessure, sorridi, perchè allora ti accorgerai, che la vita è un gioco così come l'amore, che puoi prendere con un sorriso anche quando sul tuo viso, c'è una smorfia di dolore.
Se continui a fare quelle boccacce prima o poi arriverà quella che ti farà più ridere, ecco che allora avrai trovato la faccia giusta, per affrontare la situazione che ti reca dolore, e ogni volta che te la troverai di fronte, penserai a quella smorfia, e tutto ti sembrerà più leggero. Vederti sorridere può essere la ricetta che può lenire il male. Ci sono persone che con la loro presenza portano la luce nel cuore, ci sono persone con cui ridiamo un po' di più, persone che leggono dentro con un solo sguardo e altre che ti restano nel cuore anche se non ci sono più. Esistono quelle senza le quali la vita non sarebbe la stessa, che fanno parte di noi che entrano in ogni singola cellula del nostro corpo e lasciano il segno del loro passaggio. Alcune rappresentano la tua famiglia anche se non ne fanno parte e quando pensi al futuro sai per certo che loro ci saranno sempre.




permalink | inviato da HeavenonEarth il 19/11/2007 alle 14:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (61) | Versione per la stampa
11 marzo 2007
Auguri ad una blogger

 




Uno speciale augurio per Rita
e la sua famiglia per il loro
anniversario di matrimonio

                 




permalink | inviato da il 11/3/2007 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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maggio