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IL PESO DELLA MEMORIA "15 Agosto 1978"

 



“Caro figliolo me ne sono andato, non ho potuto fare altrimenti, il male mi ha catturato, ma resterò sempre nel tuo immenso cuore e mi raccomando di vivere sempre nella trasparenza più assoluta”… Moltissimi anni sono passati da quando la sabbia gli scivolò addosso come una carezza, da quando soltanto un obelisco restò a rappresentare il suo aspetto fisico. “Marco a mano a mano che crescerai scoprirai che la vita è fatta di incontri, conoscenze e separazioni”. Lo so padre mio, ma le separazioni sono la cosa più amara e difficile da accettare, soprattutto se amiamo. Separarsi vuol dire che dopo non sarà mai più come prima, che qualcosa è uscito dalla nostra vita, che un pezzettino di noi ci è stato tolto e non potrà mai più essere rimesso al suo posto”. “ Quando parlo di vivere, figliolo, intendo la capacità di vedere e sentire, ridere e piangere. Lo so che tu hai soltanto voglia di piangere, di non esistere; ma hai visto come le cose invecchiano, si consumano e vanno in pezzi? Tutti abbiamo nel petto un cuore che batte, anche se sono soltanto un obelisco di marmo grigio. L’importante è godersi la vita finché siamo vivi, senza aver paura di morire, senza aver paura di soffrire, senza aver paura di sbagliare. La morte è la separazione finale, Marco, la più dura da accettare perché è per sempre. Devi comprendere la mia morte impedendo che ti amareggi l’esistenza, e voglio che tu mi prometta che sarai un vero uomo e… “ Ma cosa significa essere un vero uomo, cosa significa essere forti?” “Significa che un Amore non diventi un àncora, devi ricominciare daccapo, ma non da zero. Devi ricominciare con tutte le cose che hai imparato finora. Principi di Amore, di guida, di sostegno, di guarigione; tutti lavorano per te, anche adesso”.

Pubblicato il 16/4/2012 alle 18.38 nella rubrica Percorsi.

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